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Droni, ricevitori GPS, sistemi di guida assistita su trattori, seminatrici o trebbiatrici sono l’agricoltura di precisione e sono già prassi nelle monocolture intensive del Nord America del Giappone. A partire dal 2011 infatti, oltre il 30% delle attività di spraying con diserbanti e fertilizzanti sulle risaie giapponesi viene effettuato dai serbatoi impiantati su aeromobili a pilotaggio remoto (APR o “droni”) e nella Napa Valley l’applicazione si estende anche ai vigneti grazie alla collaborazione tra Yamaha Motor Corporations e University of California.

Al Convegno Drone Conference, che si è tenuto a Roma dallo scorso ottobre a gennaio 2015, è stato presentato Agrodron, un “drone contadino”, nello specifico un quadricottero di 5,5 kg che sorvola le coltivazioni – arriva fino a 10 ettari di terreno all’ora – spargendo concimi e fitofarmaci. Secondo la Mit Technology Review, i droni contadini sono tra le dieci tecnologie applicate emergenti che avranno maggiore impatto sull’economia del futuro.

Il prototipo del “contadino robot” fece il suo ingresso per la prima volta sul mercato nel 2012 e venne utilizzato in Spagna per la raccolta delle fragole. Ottimista circa la sua diffusione futura è l’ingegnere progettista Juan Bravo, che dichiarò: “Abbiamo aggiunto diversi miglioramenti e progressi. Alcune multinazionali hanno già mostrato interesse per la macchina.”

Lo scorso luglio, di agricoltura di precisione, se ne è parlato anche alla terza edizione di “Nova in campo” organizzata dalle riviste a marchio Edagricole di New Business Media (gruppo Tecniche Nuove), che si è tenuta presso la Cooperativa Agricola “Il Raccolto” presso Bentivoglio con il patrocinio della regione Emilia-Romagna. Ci sono ancora troppi aratri in giro” ha commentato in quell’occasione Giuseppe Elias, maiscoltore del Lodigiano, “e di ciò non possiamo ritenerci soddisfatti, ma siamo sulla buona strada. Quanto all’agricoltura di precisione, il recente lancio da parte del ministro Maurizio Martina di un piano nazionale per lo sviluppo dell’agricoltura di precisione, con la promessa di consistenti fondi, fa capire come il messaggio sia finalmente arrivato anche a livello politico”.

Per i sostenitori, i vantaggi dell’agricoltura di precisione sono la riduzione dei tempi di lavorazione, del consumo di carburante e dello stress dell’operatore.

I sistemi di guida assistita ad esempio agiscono direttamente sullo sterzo dove “il GPS mantiene esattamente parallele le passate portando come benefici un minore stress per l’operatore, risparmio di tempo e sprechi”; “Sfruttando sempre sistemi GPS è possibile localizzare a posteriori il luogo esatto dove si era prelevato un campione del terreno; inoltre vari software consentono di calcolare le posizioni in cui è opportuno prelevare i campioni. Quando si tratta di tornare sul campo per eseguire delle concimazioni il software analizza i dati di produzione identificando le zone in cui il prodotto è minore e permetterà alla macchina di rilasciare automaticamente una quota maggiore di concime in queste zone”. Si ritiene che un altro vantaggio sia in termini di competizione in un settore, come quello agricolo, “penalizzato dall’incertezza climatica e dal rischio ambientale”.

A farla breve, ci saranno sempre meno agricoltori e sempre più operatori di software che gestiscono il lavoro nei campi. Ma quali i costi di questi dispositivi high tech? Quale l’impatto sulle economie locali e i piccoli produttori?

E siamo proprio sicuri che la tecnologia, allontanandoci sempre più dalla Natura, faccia bene alla nostra salute? Sarà proprio vero che abdicando al contatto diretto con la nostra attività, si riduca lo stress? Se le nostre mani, che hanno un rapporto privilegiato con il nostro cervello, saranno capaci solo di schiacciare bottoni e assistere un robot, come si ridurrà la nostra massa cerebrale?

Chiediamoci anche come mai tra le prescrizioni terapeutiche più diffuse, per curare ad esempio la depressione, è consigliato coltivare la terra? Quali conseguenze emotive nel relazionarsi sempre più con macchine tecnologiche e sempre meno con esseri viventi? E sarà poi vero che accelerando ancor più la produzione, avremo più tempo? O è esattamente il contrario…

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