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laprivacySi parla di controllo a distanza dei lavoratori, perché con il Jobs act le aziende potranno verificare personal computer, mail e cellulari senza intese preventive. Tutto questo non rappresenta altro che un nuovo tassello, e non certamente l’ultimo, di un puzzle che ci sta portando a vivere sempre più come nel Grande Fratello, una grande casa nella quale perdere la naturalezza del proprio agire, continuamente minati nella privacy da parte di chi vuole utilizzare dati sensibili che ci riguardano a proprio uso e consumo.

Il timore deriva da uno dei 4 decreti legislativi in attuazione del Jobs act, il quale andrebbe a modificare l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori nel punto in cui vieta l’uso di apparecchiature per controllare a distanza i dipendenti. In poche parole, queste apparecchiature potranno essere installate anche senza un accordo con i sindacati, e i dati utilizzati potranno essere utilizzati per fini disciplinari.

Si tratta di dati che le aziende già possiedono, la differenza consiste in un utilizzo più vasto di questi dati, infatti serviranno non solo a dimostrare la sottrazione di un bene, ma tutto quello che verrà svolto nell’arco della giornata lavorativa. L’azienda sarà in ogni caso vincolata da due punti: deve informare il lavoratore sulle informazioni in suo possesso, senza che queste ledano la sua privacy.

In tempi nei quali la corruzione dilaga inarrestabile, certamente grazie ad una politica avida e sempre più aliena a questa umanità, i più vessati sono sempre i lavoratori, sempre più spolpati nel loro potere d’acquisto, continuamente erosi nella loro dignità. Siamo alle prese con una crisi senza precedenti e a pagare sono sempre i soliti noti, visto che bisogna salvare le banche perché ci prosciughino sino al midollo, e le imprese perché possano prosciugarci a loro volta per poi buttarci via quando non serviamo più.

Si parla di modernizzazione dello Statuto dei lavoratori, ma non sarebbe il caso di geolocalizzare e controllare chi ruba veramente a scapito della povera gente che non sa come arrivare alla fine del mese? Non quelli no, anzi vengono premiati e riciclaclati, d’altra parte sono messi lì apposta, e visto che svolgono molto bene la loro opera meritoria, vengono continuamente foraggiati. Qualche volta vengono condannati, ma prima o poi, in un grado di giudizio o in un altro, si riapproprieranno della loro verginità senza che nulla sia successo… per loro.

Poi si parla di cyber security, ma io vorrei parlare di umanità senza la quale corriamo il serio rischio di mettere a repentaglio la nostra vera natura. L’umanità viene trattata alla stregua di un gregge da mungere e nulla più, continuamente resa schiava e anestetizzata da chi teme il suo risveglio che, prima o poi accadrà, perché possiede un’anima che non può essere soppiantata, anche se l’ignoranza e l’avidità rappresentano aspetti molto pericolosi su cui fanno leva forze che di umano hanno ben poco.

Svegliamoci gente, questi esseri sono peggio dei pitoni, i quali non sono velenosi, ma ti stringono sempre più, e ogni volta l’abbraccio diviene sempre più pressante perché istintivamente ci si contrae per poter respirare un po’ meglio, per poi essere vittime di un grado maggiore di stritolamento.

Svegliamoci gente, non facciamoci stritolare, cerchiamo di conservare la nostra umanità, insieme ce la possiamo fare, perché è questo che temono, altrimenti non si darebbero tanto da fare per instupidirci e dividerci, rendendo sempre più difficile il contatto con l’anima.

Fonte: articolo di Rita Querzé pubblicato sul Corriere della Sera il 18 Giugno 2015

 

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