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hStudi che sono stati fatti negli Stati Uniti confermano che i neuroni soffrono se svolgiamo più attività insieme, parola di Sandra Bond Chapman, direttrice del Center for Brain Health dell’Università di Dallas. Prendiamone atto, consapevoli che i tempi sono questi, anche se forse ci siamo spinti troppo avanti per poterci riprendere una vita più lenta, con un ritmo adeguato alla nostra umanità.

D’altra parte con tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione un po’ drogati lo siamo, visto che abbiamo la possibilità di fare molte cose contemporaneamente, ad una velocità che, solo pochi anni fa, era impossibile da preventivare. Niente di male ad essere multitasking, il problema è che il cortisolo, l’ormone dello stress, tenderà a raggiungere picchi sempre più elevati, con tutti i rischi del caso.

Questi studi ci comunicano che il nostro cervello è programmato per fare una cosa alla volta, e quando facciamo più attività insieme i neuroni non si dividono i compiti, ma fanno continuamente “zapping” da una attività all’altra, costretti ad un superlavoro. Inoltre, facendo più cose contemporaneamente corriamo il rischio di incorrere in una quantità maggiore di errori, e conseguentemente di essere meno gratificati.

I tempi sono comunque diversi e bisogna comunque accettarli. Secondo me non è del tutto negativo fare più cose contemporaneamente perché può essere il frutto di una acquisizione di ritmo maggiore, e a volte presto e bene possono andare anche d’accordo, il problema resta sempre la presenza e la capacità di passare da una attività all’altra in maniera più fluida. Certo, se facciamo tutto insieme non sempre va bene, come per esempio guidare, telefonare, scaccolarsi, prendere appunti… e allora un campanellino d’allarme potrebbe suonare perché stiamo superando una soglia critica.

Bisogna premunirsi e far si che lo stress non raggiunga una soglia pericolosa, altrimenti ci si può anche ammalare, perché il proporci ritmi sempre meno umani concorre a creare condizioni di disagio che necessitano di farmaci che le multinazionali ci procurano senza problemi essendo il loro pane quotidiano e fonte di sostentamento. I ritmi che ci vengono proposti sono sempre più insostenibili in modo tale da rimanerne imbrigliati, frustrati e insoddisfatti, ma se non possiamo fare a meno di essere stressati, e aggiungerei anche un po’ alienati, facciamo in modo che il tutto, per quanto possibile, vada a nostro vantaggio.

Per quanto mi riguarda mi ha aiutato molto la meditazione, faccio molte più cose rispetto al passato, ma mi sembra di farle anche meglio e con maggiore soddisfazione, proprio per quella presenza di cui accennavo in precedenza. Certo, non è sempre rose e viole, e qualche momento nel quale i ritmi vanno oltre la mia capacità di reggerli ci sono, compreso qualche momento di sconforto, ma mi accorgo di riuscire, con sempre maggiore disponibilità, ad andare oltre, trasformando la tensione in una fedele alleata.

Cerchiamo di rilassarci tanto al massimo si muore, mi ripeto ogni tanto, può sembrare crudo tutto questo, ma è una profonda verità, perché tutti siamo utili e nessuno indispensabile. Voglio dire che se non riesco a fare qualcosa la farò domani, se non riesco a farla benissimo domani verrà meglio e via discorrendo. Il fulcro è sempre la presenza che ci consente di consumare meno energie, e quelle utilizzate orientate in maniera più adeguata.

Qualunque cosa succeda cominciamo almeno con il portare attenzione al nostro respiro, così da acquisire un ritmo che ci rischiari la vista cogliendo il senso di quello che stiamo facendo. Facciamolo sempre più spesso, cominciamo a determinare noi il ritmo che vogliamo che sia, senza viverlo automaticamente perdendone il controllo. Diamoci la possibilità di cedere qualcosa, perché non tutto si può trattenere, e lasciare andare non significa perdere per sempre, ma ritrovare il tutto più avanti con una maggiore consapevolezza.

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