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orso 1I ghiacci, in Groenlandia e Antartico, si stanno sciogliendo a velocità vertiginosa, 500 chilometri cubici all’anno, il tasso più alto dall’inizio delle rilevazioni satellitari altimetriche circa 20 anni fa.  Questi dati provengono dalle ricerche svolte dal satellite Esa CryoSat, pubblicate su The Cryosphere, pubblicazione della European Geosciences.

Le conseguenze del riscaldamento Artico, la cui causa principale deriva dalle emissioni di gas atmosferici che intrappolano il calore solare, principalmente l’anidride carbonica rilasciata con la combustione dei combustibili fossili, sono drammatiche. Le linee costiere dell’Artico si stanno erodendo, e i ghiacciai della Groenlandia stanno perdendo 200 giga-tonnellate di ghiaccio al giorno, abbastanza da rifornire di acqua un miliardo di persone, inoltre, il livello dei mari, determinato dallo scioglimento dei ghiacci, è raddoppiato dal 2009.

Le specie animali sono in pericolo, l’orso polare sta già lottando per non estinguersi, e nuove tipologie di pesce stanno giungendo in questi luoghi, come sgombri e merluzzi, a causa anche di un cambiamento circolatorio dei flussi oceanici, ovvero lo scambio di correnti marine tropicali con quelle polari. Un’altra preoccupazione risiede nel fatto che lo scongelamento del permafrost può rilasciare enormi quantità di anidride carbonica e metano nell’atmosfera, portando ad un aumento della temperatura nel pianeta.

Alcuni aspetti, invece, vengono ritenuti positivi, ma poi lo sono veramente? Per esempio l’Artico possiede petrolio e gas, e chi mi dice che ciò che sta accadendo attraverso la geoingegneria non serva proprio a questo? D’altra parte meno ghiaccio c’è, più facile sarà estrarre queste risorse, visto che è in atto una guerra per accaparrarsi i combustibili, infatti vengono rilasciate sempre più frequentemente licenze di esplorazione a questo proposito. A questo proposito, il 18 Aprile del 2012, Exxon-Mobil ha finalizzato I termini di un accordo con la compagnia russa Rosneft per investire 500 miliardi di dollari per lo sviluppo di riserve offshore, gli impianti di produzione in mare aperto.

Il cambiamento climatico in queste zone, aprirà nuove potenzialità anche in termini commerciali, con l’aprirsi di nuove rotte navigabili. Risalire la costa siberiana attraverso il passaggio nord-orientale, la Northern Sea Route (NSR), taglia la distanza tra l’Europa occidentale e l’Est asiatico di circa 1/3. Il passaggio è attualmente aperto per 4 o 5 mesi all’anno e sta generando un traffico crescente. Nel 2010 solo 4 navi usarono l’NSR; lo scorso anno lo hanno fatto 34, in entrambe le direzioni, incluse autocisterne, navi merci e persino di crociera.

L’aumento è considerevole, e destinato ad aumentare senza freni, anche se Peter Wadhams, direttore del  Polar Ocean Physics Group nell’università di Cambridge, dice che le attività commerciali nell’Artico non potranno raggiungere un’intensità tale da creare danni alla biodiversità dell’Artico. Questo lo dice lui, perché se davanti a casa mia passano 2 camion al giorno è un conto, ma se ne passano 100 qualcosa cambia, per le navi è lo stesso, le quali rilasciano immondezza di ogni tipo, poi come escludere eventuali incidenti? L’uomo è capace di inquinare oltre ogni ragionevole aspettativa, e se solo in tre anni, vi sono 30 navi in più che attraversano questi luoghi, il futuro non è roseo.

L’avidità umana sta creando sempre più le condizioni per sfruttare questo pianeta, senza curarsi degli effetti, accecati come sono dal profitto. Tutto è occasione per depredare le risorse, purtroppo, temo che tutto questo sia anche indotto, perché se mi occorre il petrolio sotto al ghiaccio prima devo scioglierlo per facilitare le trivellazioni.

Possibile che sia così? Che dire a volte pensare come un bambino ci si avvicina molto alla verità, e spesse volte ci si prende.

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