Vladimir Putin e Xi Jinping
Vladimir Putin e Xi Jinping

La situazione ucraina è sempre più sul punto di deflagrare con conseguenze facilmente immaginabili. La posizione della Russia di Vladimir Putin è chiara, dimostrando di volere andare sino in fondo per annettere l’Ucraina, la quale a sua volta, per bocca del premier Arseniy Yatsenyuk, punta ad entrare nella NATO, sempre più un avversario per la Russia, come riferito dal segretario generale Rasmussen.

Le parole stanno divenendo sempre più pericolose, parole di chi nulla vuole cedere dei propri interessi, infatti la NATO, è pronta a difendere tutti i suoi alleati in caso di attacco ai loro danni. Basterebbe anche solo questo, con Putin che non arretra, e la NATO pronta a preservare i propri interessi, per essere preoccupati, se non ci fossero anche le parole del premier polacco Donald Tusk, designato come prossimo presidente del Consiglio d’Europa, le quali, risaltano maggiormente perché ricorre il 75° anniversario dell’invasione della Polonia da parte della Germania nazista, e Donald Tusk ha rimarcato il fatto che non ci si può permettere un altro settembre 1939.

Le sanzioni comminate alla Russia non possono essere certo una soluzione, infatti, le contromosse rischiano di creare un effetto domino, visto che la Russia ha bloccato, tra l’altro, le importazioni di ortofrutta, carne, latticini, pesce e tessile, con il rischio di mettere in ginocchio una economia europea alle prese con una crisi di cui non si è toccato ancora il fondo… e se la Russia decidesse di chiudere i rubinetti del gas per l’inverno sarebbe una tragedia che alimenterebbe ulteriormente questa escalation.

La Russia appare in una posizione di maggiore forza, e di fronte alla sanzioni crescenti, oggi ha dato un segnale importante, lanciando la costruzione del gasdotto attraverso il quale la Russia potrà esportare il gas in Cina. Si chiamerà “Force of Siberia”, e sarà lungo 4 mila chilometri, consentendo di collegare la Siberia orientale alla rete del gas esistente, come annunciato da Vladimir Putin, durante una cerimonia a Yakutia. Questo in seguito al mega contratto trentennale che il Cremlino ha stipulato con Pechino nel maggio scorso e che partirà nel 2018. In seguito a questo, la sezione cinese del gasdotto, verrà costruita a partire dall’inizio del 2015.

Gli elementi di una guerra ci sono tutti, nella speranza che il buon senso prevalga in ogni caso, anche se ormai questo treno in corsa è difficile da arrestare, riflettendo una crisi mondiale che rimanda ad un cambiamento ormai inevitabile.