Alimentazione & Stile di vita

E’ notizia del 25 marzo 2015 che “Dal 1990 ad oggi tre quarti della biodiversità genetica delle piante nel mondo è andata perduta secondo la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO). La perdita della biodiversità è causata dalla diffusione delle monocolture e dell’uniformità genetica in agricoltura con il mito di aumentare la produzione dei raccolti.”

“La multinazionali degli Ogm stanno facendo sempre più pressione per espandersi in Africa e in altri Paesi in via di sviluppo, come l’India. Gli Stati Uniti e le aziende biotech stanno cercando di imporre gli Ogm e le monocolture in Africa, in particolare attraverso i programmi di assistenza offerti agli agricoltori dalla Bill and Melinda Gates Foundation.” I contadini africani si stanno opponendo. http://www.greenbiz.it/food/agricoltura/13179-contadini-africani-monsanto-ogm

Il 1° ottobre 2015, il ministro Maurizio Martina, insieme ai ministri dell’Ambiente e della Salute, ha inviato alla Commissione Ue la richiesta di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello europeo. Ma sempre nello stesso articolo si legge che: L’Italia proibisce gli Ogm «ma li importa, favorendo le multinazionali contro i nostri scienziati». Lo affermano Filomena Gallo, Roberto Defez e Marco Cappato, a nome dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. «Il nostro Paese continua imperterrito – scrivono in una nota – ad importare oltre 4 milioni di tonnellate di soia Ogm ed a questa si aggiunge l’importazione anche di un miliardo di euro di mais estero (in parte Ogm)». Tali importazioni, sostengono i rappresentanti dell’associazione, «non saranno scalfite dalle iniziative del terzetto dei ministri Martina-Galletti-Lorenzin. http://www.corriere.it/cronache/15_ottobre_01/ogm-italia-notifica-ue-richiesta-divieto-coltura-266bdcbe-684c-11e5-8caa-10c7357f56e4.shtml

Il 16 ottobre 2015, Antonio Boselli, presidente della Confagricoltura Lombardia, parla dell’importanza delle produzioni OGM, in particolare cisgeniche, a Expo e promuove l’introduzione degli OGM anche per i piccoli produttori in nome della competitività e quale realtà ineluttabile: “Oltre alla soia, ormai è transgenico anche l’80% del cotone prodotto a livello mondiale, anche l’India che è il maggior produttore mondiale di cotone è passata quasi tutta a cotone transgenico. Teniamo conto che in India il cotone è coltivato da tanti piccoli produttori e quindi non è più vero che gli OGM siano adatti solo alle grandi coltivazioni.”

Sempre Boselli ritiene che la biodiversità non venga minacciata, anzi, e che “Anche il discorso sui brevetti è mal posto perché oggi il 99,9 % degli agricoltori della pianura padana compra comunque ogni anno le sementi dalle multinazionali specializzate, per cui dipendiamo comunque dalle grandi ditte. E poi i brevetti dopo un po’ scadono e a quel punto chiunque può produrre quella varietà, se ha i mezzi tecnici per farlo”

Quali sono i mezzi tecnici?

Sempre di quest’anno è la notizia che negli Stati Uniti, “in tanti hanno capito che la qualità paga e l’idea di guadagnare qualche dollaro in più con una produzione specifica gradita dal mercato sembra a tutti una buona opportunità. A ciò si aggiunge la delusione circa le promesse non mantenute dalle colture transgeniche (le infestanti imperano e aumenta anche la resistenza degli insetti) e il fatto che in tanti si siano stufati di pagare per i brevetti.”http://www.slowfood.it/contadini-usa-lasciano-gli-ogm/

Il 3 luglio 2015 i contadini di El Salvador cacciano la Monsanto: “A El Salvador si rendono anche conto dell’importanza del NON-GM alimentare e del patrimonio delle semenze. Infatti producono molto di più con i raccolti naturali da record e hanno gestito la sconfitta del gigante Monsanto impedendo alla società di OGM la fornitura a El Salvador di semenze trattate con i suoi veleni biotech. Le colture biotech della Monsanto sono stati collegati con malattie renali, insufficienza epatica, problemi riproduttivi, e altro ancora. Più di recente, il composto chimico biotech chiamato glifosato , è il principale ingrediente chimico dell’erbicida della Monsanto Round Up, è ‘probabilmente cancerogeno.’ http://iodubito.altervista.org/grande-vittoria-dei-contadini-di-el-salvadorcacciano-la-monsanto-rifiutando-gli-ogme-utilizzano-i-loro-semi/

25 maggio 2015. Riporto integralmente il pezzo: la TV russa RT trasmette il documentario “100% Cotton. Made in India”, che afferma: «Centinaia di migliaia di agricoltori indiani potrebbero essersi suicidati per essere stati obbligati a coltivare cotone geneticamente modificato del gigante internazionale Monsanto invece del cotone tradizionale. Una delle ragioni principali che spiega questi fatti e che l’impresa promuove e aggressivamente la pubblicità del suo prodotto e non chiarisce di quali condizioni di coltivazione siano necessarie». «La realtà è che il prodotto della Monsanto non è solo l’8.000 per cento più caro del cotone tradizionale – – che quasi non entra nel mercato indiano perché Monsanto lo impedisce – ma esige anche un mantenimento molto più complesso (in particolare per quel che riguarda l’irrigazione, al contrario di quel che assicura la Monsanto). Anche gli agricoltori con minor potere di acquisto e meno istruiti ricevono sementi Monsanto dagli agricoltori più grandi, i quali informano poco i primi sui rischi che corrono».

Il risultato è che i piccoli contadini analfabeti non sanno o non possono rispettare le condizioni speciali richieste per coltivare il costosi semi di cotone BT Ogm Monsanto e quando sono ridotti in rovina si suicidano.” http://www.greenreport.it/news/acqua/india-il-cotone-ogm-monsanto-dietro-i-suicidi-di-migliaia-di-agricoltori-video/

Solo il dubbio della veridicità di questa notizia dovrebbe fermare qualsiasi azione pro Ogm.

Chissà se Boselli ne è a conoscenza…

Signori che state nelle stanze dei bottoni, gli Ogm fanno male, fanno bene solo alle Multinazionali.

Ve lo stanno dicendo i contadini di tutto il mondo. Con le loro lotte, le loro scelte e la loro vita.

Vi sbagliate in nome del progresso perché non esiste progresso senza dignità e felicità comune.

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