meteo-pioggia-600x510Le previsioni meteo sono ormai terra di conquista, un rodeo selvaggio dove ad essere preso per le corna è l’ignaro consultante dei siti web, i quali  dovrebbero garantire il bello ed il cattivo tempo. Ormai i soldi sono pochi, e i giorni di vacanza a disposizione ancora meno, quindi bisogna avere la certezza che questi non vadano sprecati rimanendo chiusi in albergo a giocare a briscola, o a monopoli.

Ormai siamo bombardati al punto tale che abbiamo perso ogni fiducia in noi stessi, affidandoci quindi a questi stregoni della pioggia che, attraverso i loro rituali, impugnano una bacchetta per indicare, profetizzano tragedie a non finire, perché ormai non è importante azzeccare la previsione, ma fare audience.

Le previsioni sono ormai a lunghissima scadenza, anche 10 – 15 giorni, ma si sa che non sono affidabili, ma ormai la pulce è stata inserita, portando a cambiare inevitabilmente i programmi, per poi, molto spesso ricredersi, perché invece del diluvio universale il sole splende alto e viceversa, generando una confusione dalla quale è quasi impossibile districarsi.

Siamo ormai giunti al meteo – terrorismo, visto che i margini di errore stanno aumentando sempre più di anno in anno. A rendere ancora più stupefacente il parossismo ormai raggiunto è un dato sorprendente, quello che ci indica il sorpasso, almeno in Italia, sul web delle previsioni meteo nei confronti del porno online.

Lo comunica repubblica.it, la quale riporta i dati di alexa.com, il servizio di Amazon che misura gli accessi web, infatti ilmeteo.it è oggi al 22esimo posto nella classifica dei più visitati, con oltre due milioni di utenti unici ogni giorno, mentre il primo indirizzo per adulti, xhamster.com, si posiziona “solo” al 29esimo posto.

Ma tutte queste previsioni sballate e ridondanti, simili ormai ad una previsione astrologica predetta da una fattucchiera di passaggio, a cosa servono? Beh, una indicazione ce la dà Antonio Sanò, fondatore de ilmeteo.it, il quale ha dichiarato che già nel 2011, la raccolta pubblicitaria è stata pari a 5 milioni di euro, con un altro milione incassato dalla vendita di servizi.

Il problema, è che questi siti commerciali, a differenza di quelli istituzionali, fanno la loro fortuna sulla base del numero di clic che ricevono, i quali saranno maggiori se le previsioni saranno un tantino esagerate, se catastrofiche ancora meglio. L’antico adagio recita che a pensar male ci si prende, e senza nulla togliere alla buona fede, i dubbi restano, per non dire certezze.

Come riportato sempre da repubblica.it, l’accusa degli operatori turistici ha un suo fondamento, che si chiama “wet bias”, riferendosi al fenomeno per cui alcuni meteorologi, deliberatamente, segnalano una maggiore probabilità di precipitazione, in particolare della pioggia. Siamo in presenza di una sorta di “pregiudizio dell’umidità”, fenomeno scoperto nel 2002 da Eric Floehr, programmatore software e fondatore di forecastwatch.com, il quale, mentre analizzava i bollettini trasmessi negli Usa da tv e siti, scoprì che praticamente tutti riportavano un rischio di pioggia superiore a quello reale. A dare una spiegazione del fenomeno è stato lo statistico americano Nate Silver, autore nel 2012 del libro “The Signal and the Noise”.

In mondo dove sembra più facile avere le informazioni, grazie alle tecnologie esistenti, tutto invece appare sempre più difficile. Tutto può essere il contrario di tutto, mentre la sfiducia si radica in ogni aspetto della nostra vita. Questa è la modalità per dividere, sospingendo le persone a contrapporsi, gli uni contro gli altri, mentre c’è chi se la ride conteggiando i clic sui loro siti… forse dovremmo affidarci a Nostradamus.