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Nella capitale bielorussa Minsk si sta svolgendo il vertice con Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande. La crisi ucraina sta vivendo una escalation pericolosa, alimentando un focolaio che sta divampando con il timore che divenga un incendio incontrollabile.

Secondo me non ce la possono fare, ma poi bisogna vedere se esiste realmente la volontà di un accordo, ma mi chiedo a questo punto quale accordo potrebbe andare bene a tutti, visto che la coperta è notoriamente corta, ed ognuno vorrebbe coprirsi completamente a scapito degli altri.

Una stretta di mano non particolarmente calorosa fra Putin e Poroshenko alimenta una tiepida fiducia, ma poi gira in Rete una immagine di Putin che, tradendo un certo nervosismo, spezza una matita. Le voci parlano di un accordo per un cessate il fuoco da far partire il 14 febbraio, ma poi le parti smentiscono.

La sensazione è che ci siano tutti gli elementi per una guerra, vista la disponibilità da parte di Obama a consegnare armi a Kiev, e l’annuncio del comandante delle truppe Usa in Europa, il generale Ben Hodges, che ha fatto sapere che a partire dal prossimo mese i militari americani addestreranno l’esercito ucraino.

La Russia di Putin, a mio parere, non cederà mai l’Ucraina, troppo importante, sotto tutti i punti di vista, questa regione. Le diplomazie sono al lavoro, ma non potranno mai impedire ciò che è ineluttabile, possiamo solo sperare che le cose seguano la via di minore resistenza.

Mentre scrivo mi sovviene l’incontro che avvenne a Monaco di Baviera il 29 settembre del 1938, quando il Primo Ministro Britannico Arthur Neville Chamberlain, il premier francese Eduard Daladier e Benito Mussolini, chiusero un accordo con Adolf Hitler che consegnava alla Germania la regione cecoslovacca dei Sudeti, abitata in maggioranza da una popolazione di etnia tedesca.

La storia è fatta di corsi e ricorsi, dove l’essere umano ha ancora bisogno di confrontarsi con tutto ciò che ancora divide. Egli vive il potere in maniera distorta, un potere da imporre e dal quale trarre profitto, un potere che si nutre di morte e distruzione.

Non si può che prendere atto che qualunque decisione venga presa non sancirà la fine del conflitto, un conflitto che coverà sotto la la cenere in attesa di ravvivarsi. L’essere umano non può che imparare attraverso gli effetti, sperando che non siano irreversibili, anche se, la sensazione, è che si sia giunti ad un punto di non ritorno.