plasticaI nostri mari sono pieni di plastica ma non si riesce a trovarla, è un mistero che la spedizione Malaspina partita da Cadice nel 2010 non è riuscita a risolvere. Il pianeta è stato circumnavigato e, come spiegano gli scienziati dalle pagine della rivista Proceedings of the national academy of sciences, manca il 99% della plastica gettata nel mare.

Il sospetto che se la siano mangiata i pesci è più che fondato, e come riporta il quotidiano la Repubblica, dei 300 milioni di tonnellate di plastica che produciamo ogni anno, circa lo 0,1 % finisce in mare, sono 300mila tonnellate che inquinano i mari attraverso i fiumi, le alluvioni che spazzano le coste e tutto quello che viene gettato dalle navi.

La spedizione Malaspina si aspettava di trovare in mare quantità maggiori di plastica, ma invece si è trovata davanti numeri sorprendentemente bassi. L’ipotesi più avvalora è quella che la plastica mancante sia stata divorata dai pesci, in quanto nel tempo la plastica sulla superficie del mare, a causa della radiazione solare, si disgrega fino a diventare quella che gli scienziati chiamano microplastica, simili al plancton di cui i pesci si nutrono. La plastica potrebbe, come indicato da alcuni scienziati, essersi ridotta in frammenti ancora più piccoli, come le nanoplastiche.

Nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma, il problema è che tutto questo accade all’interno del nostro organismo, il quale è divenuto ormai una discarica nel quale sversare ogni tipo d’immondizia. Ogni essere umano pensa di vivere per conto proprio, senza rendersi conto che la vita è un boomerang che non da scampo, visto che dovrà fare i conti con le proprie azioni le quali mancano di senso civico. Ma va bene così si vede, bisogna consumare e gettare, con l’illusione di poter fare quello che si vuole, semplicemente perché non si riesce a mettere insieme la causa con l’effetto.

Non esiste angolo del pianeta che sia immune dai rifiuti, e come riportato dalla spedizione Malaspina, l’88 % delle superfici marine mostra la presenza di microplastiche, soprattutto nel nord del Pacifico dove si accumula il 33-35 % del totale. Il tipo di plastica che inquina maggiormente i mari è proprio quello di uso comune, polietilene e polipropilene, cioè quella che usiamo tutti i giorni come contenitori di bevande e cibo, lo stesso vale per i giocattoli.

Malgrado questo il pianeta Terra ci appare come un organismo eterno in grado di perdonarci ogni nostra azione nefanda, ma non credo che sarà sempre così. La plastica fa parte ormai delle nostre vite al punto tale che la ingeriamo in vari modi, e la nanotecnologia è ormai imperante plastificandoci sempre più.

Bisogna ribellarsi a tutto questo auspicando ad un senso civico che deve essere costruito giorno per giorno, lo dobbiamo ai nostri bambini i quali devono avere testimonianza di questo.