Alimentazione & Stile di vita

Faroe 1La mattanza delle balene pilota a Grind nelle Isole Far Oer, testimonia ancora una volta la ferocia di una parte dell’umanità che trova piacere nello spargere sangue. Stavolta a farne le spese sono i globicefali melas, meglio conosciuti come le balene pilota, così chiamate perché più che a rassomigliare a dei delfini sono simili alle balene.

Stiamo parlando di un vero e proprio macello, i delfini vengono uncinati per la coda e trascinati a riva, quindi uccisi barbaramente a coltellate mentre si dibattono in cerca di salvezza facendo divenire il mare rosso del loro sangue. Ogni anno sono circa 1000 delfini, secondo le stime dei faeroesi, che vengono uccisi in queste condizioni, anche se cifre ufficiose, perché difficilmente verificabili, propendono per 3000.

Le balene pilota sono creature pacifiche che amano vivere in branchi composti per lo più da femmine con i loro piccoli. Possono raggiungere i 5 – 7 metri di lunghezza ed un peso di 2 tonnellate, vivendo mediamente 50 anni. Hanno un carattere docile e sono socievoli, tanto che si avvicinano tranquillamente alle barche e alle persone senza nessuna riserva.

Durante le loro migrazioni passano nelle vicinanze delle Isole Far Oer soprattutto nel periodo estivo. Come vengono avvistate tutta la popolazione si mobilita circondando le balene a semicerchio con le barche, e convogliate verso piccole baie prestabilite dove l’acqua è bassa, così che i loro massacratori possano dare sfogo alla loro disumanità, indisturbati, visto che gli stranieri non possono assistere a questo massacro.

Le Isole Far Oer sono un arcipelago formato da 18 isole e dal 1948 sono una regione autonoma del Regno di Danimarca, con ampia autonomia per tutte le questioni politiche interne e non fanno parte dell’Unione Europea, motivo per il quale avere informazioni sulle loro attività di morte risulta più difficile. La denuncia viene dalla Sea Shepherd Conservation Society, una organizzazione no profit fondata nel 1977 dal capitano Paul Watson, a suo tempo cofondatore di Greenpeace.

Stiamo vivendo qualcosa di anacronistico, visto che le motivazioni ufficiali che spingono questo popolo a compiere questo scempio sono date da una tradizione che risale a 1200 anni fa legata alla sussistenza, alimentare e non solo. Per esempio, pensare che a tutt’oggi gli abitanti dell’arcipelago abbiano ancora bisogno di olio di balena per illuminare le loro case fa sorridere amaramente.

La caccia alle balene pilota prosegue anche se è stato scientificamente appurato che la loro carne contiene alti livelli di mercurio estremamente dannosi alla salute umana. Questo non è un buon motivo per smettere, dicono gli indigeni, visto che il tutto è controbilanciato dal fatto che la carne di balena è ricca di grassi polinsaturi e di proteine. Contenti loro… ma d’altra parte il male trova sempre qualcosa per cui giustificarsi.

In mancanza di una coscienza culturale è difficile che le cose cambino, soprattutto se continueranno a prevalere gli interessi economici, e non cesserà il piacere fine a se stesso di una caccia fatta solo per puro divertimento. Il mondo civile con le persone di buona volontà si stanno adoperando per trovare una soluzione, ma al momento la strada è ancora lunga.

È sconcertante che, come scusa per la caccia, ci vengano a parlare di studi scientifici, oppure che, le balene come i delfini, mangiano troppo pesce impoverendo i mari. Tesi sostenuta, in modo particolare da Giappone, Norvegia e Islanda, i più grandi cacciatori di balene al mondo.

La ferocia dei giapponesi, per esempio, è nota, visto che sono all’ordine del giorno le stragi da loro effettuate al largo di Taiji, nel sud del Giappone, dove tutti gli anni cacciano e uccidono circa 20mila delfini destinati, i meno robusti, alla ristorazione, mentre gli esemplari migliori sono destinati ai delfinari e ai circhi acquatici.

Non ci sono parole per descrivere tutto questo, se non sperare che l’umanità “cresca” velocemente, altrimenti mi sa che dovremo trovarci un altro pianeta, visto che questo lo stiamo distruggendo.

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