Mi è sempre piaciuto lo sport, nel quale apprezzavo il gesto atletico, ma soprattutto la storia umana che si celava dietro ogni impresa. Tutti gli sport mi appassionavano, e per un certo periodo della mia vita, vederli e soprattutto praticarli, mi aiutava a stare a meglio.

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Roger Bannister

L’età attuale non consente particolari velleità nella pratica, ma in ogni caso l’abitudine è dura a morire, e seppur a scartamento ridotto qualcosa riesco ancora a fare. Per quanto riguarda il vederli non se ne parla, ormai sono saturo di questo mondo che mostra sempre di più il peggio di sé, come nel recente episodio accaduto a Roma durante una partita di calcio.

Corruzione, doping, violenza e connivenza con la malavita, rappresentano solo un breve sunto delle brutture che lo sport sa esprimere, ormai veicolo di forze che con l’umanità hanno ben poco da spartire.

Per questo voglio raccontarvi una storia che è stata riportata dal quotidiano la Repubblica, nella quale si narra dell’inglese Roger Bannister, divenuto il primo uomo che, durante la gara del miglio (1609,36 metri), fece fermare i cronometri in un tempo inferiore ai 4 minuti (3’59’’4). Ieri ricorreva l’anniversario di questa impresa, avvenuta il 6 maggio 1954.

La distanza del miglio, per gli inglesi, è come un brano di Shakespeare su pista, e vedere cadere quel muro, significava andare sulla luna pur rimanendo sulla terra. La foto che ritrae Roger Bannister, trasfigurato dalla fatica, mentre taglia il filo di lana del traguardo sulla pista di Iffley Road, a Oxford, è emblematica nel rappresentare un mondo che non esiste più.

Per quanto mi riguarda, questa foto è di una bellezza sconvolgente. Tutti appaiono più umani, i suoi compagni del corso di medicina, gli spettatori, i giudici e il cronometrista che scoppia piangere mentre preme il bottone che blocca le lancette… pensate che fino al 1945, la comunità scientifica internazionale aveva sempre affermato che l’essere umano avesse una struttura fisica e una capacità di resistenza cardiaca che non gli permetteva di coprire il miglio in meno di quattro minuti.

Il suo allenatore si chiamava Franz Stampfl e credeva nella forza di volontà, doveva crederci per forza, visto che era sopravvissuto ad un naufragio rimanendo per 4 ore in ammollo nell’Oceano Atlantico. Il suo motto era: don’t worry, it’s only pain. Non preoccuparti è solo dolore, e se lo diceva lui che lo aveva vissuto sulla propria pelle…

Il giorno dopo il record, Bannister e i suoi due amici, Brasher e Chataway che lo aiutarono nel record, andarono su una collina sopra la città chiedendosi che cosa avrebbero fatto. Uno disse il giornalista, l’altro il politico, Bannister il neurologo, infatti, prossimo alla laurea, si ritirò dalle competizioni 4 mesi dopo perché voleva impegnarsi.

Lo sport è un passaggio, un momento e poi c’è altro, un uomo deve realizzarsi, non può replicarsi all’infinito, ha detto Bannister. Appena abbattuto il muro dei 4 minuti poteva godere del suo trionfo vivendo di rendita per tutta la vita, invece Roger Bannister ha lasciato tutto questo per dedicarsi alla neurologia, campo nel quale si è affermato, asserendo che il suo vero trofeo è un piccolo obelisco di vetro, un premio ricevuto nel 2005 dall’Accademia americana di neurologia.

I limiti sono fatti per essere superati, e il segreto è sempre quello: l’abilità di tirare fuori quello che non hai o che non sai di avere. Condivido queste parole di Roger Bannister, compreso il non adagiarsi sugli allori, ma cercare nuove sfide che portino a aiuto al genere umano, e non solo per se stessi.

Erano veramente altri tempi, e a ricordo di questa impresa rimane una targa semplice, a sfondo blu, sulla quale è scritto: “Qui il primo miglio sotto i 4’ venne corso il 6 maggio 1954 da Roger Bannister”. Non c’è nulla più del necessario, il linguaggio giusto e scarno per le cose grandi.

Andare oltre i propri limiti, non cullarsi sugli allori, e orientare la propria vita verso qualcosa di utile per società nella quale si vive, lo trovo molto umano e pienamente condivisibile.

Oggi Roger Bannister ha il morbo di Parkinson, un male che ha trattato spesso da neurologo, ma che non vuole che interferisca più di tanto nella sua vita. Questa è un’altra lezione, d’altra parte è solo dolore, e non è detto che non ne emerga qualcosa di buono se sai cosa farne.