20140226_telegramQuando WhatsApp Messenger si è bloccata per diverse ore, stranamente appena acquistata da Facebook, il primo pensiero è stato quello riguardante la perdita di libertà, e molti di noi abbiamo pensato di toglierci dalle “grinfie” del colosso americano. In seguito a questo evento, il programma di messaggistica Telegram, fondato dai russi Nikolai e Pavel Durov, ha avuto un incremento di utenti pazzesco, alimentato anche dal fatto che viene promessa maggiore riservatezza e sessioni criptate. WhatsApp, malgrado questo, fa sapere che i propri utenti sono aumentati di 15 milioni, mentre Telegram è passata dai 100 mila utenti a settimana dell’ottobre scorso ai 5 milioni in un solo giorno ed in rapida espansione.

I fratelli Durov fanno sapere che tenersi a debita distanza dal Cremlino è sempre stata una priorità, infatti non vogliono problemi anche dal punto di vista economico, perché Telegram è stata pensata per non avere profitti. Inoltre asseriscono che non venderanno mai pubblicità e non accetteranno investimenti esterni, quindi, almeno secondo loro, l’approccio è totalmente diverso da WhatsApp.

In ogni caso non mi fido molto di tutte queste promesse riguardanti il gratuito e la privacy, ma sono più propenso a credere in una manovra molto più ampia, tendente a carpirci informazioni con l’illusione che tutto sia tutelato da un rispetto per l’essere umano. Non credo che tutto questo sia totalmente a nostro favore, perché una qualche forma di pagamento ci deve essere, se non altro in neuroni e alienamento della nostra coscienza.

whatsapp_011Che dire… ci stanno aiutando bene, sempre connessi e isolati nello stesso tempo. Chiediamoci perché la tecnologia ha prezzi sempre più abbordabili mentre l’insalata ormai viene venduta al grammo. Facciamoci qualche domanda al riguardo e valutiamo se tutto questo, dati causa e pretesto, come cantava Guccini, non sia una manovra per devitalizzarci. In questo momento sto vedendo davanti a me un capannello di 12 persone… le ho contate ad una ad una, ognuna delle quali intenta a pigiare tasti di un telefonino ed ho pensato alla necessità di scollegarci da tutte queste false promesse che non sono altro che vie che conducono all’isolamento lastricate di un senso di unità illusorio.

Mah staremo a vedere. Intanto cominciamo a fare qualcosa di rivoluzionario cominciando a parlare a voce con il nostro vicino prima che la lingua si deteriori e con essa la capacità di discriminare. Il pollice opponibile non lo perderemo perché abbiamo la necessità di afferrare tutto ciò che è tecnologico. Il problema è la nostra umanità che dobbiamo cercare di tenercela stretta, e ancorata al nostro cuore.

Rimaniamo umani e partecipi dello stesso pane diceva Don Gallo, parole che mi danno forza e sostegno nella loro applicazione pratica e non teorica. Torniamo a guardarci negli occhi e non a fissare per terra… alzando gli occhi al cielo c’è tutto un mondo da scoprire che nessuna applicazione potrà mai sostituire.